Habitat Project – #ioabitoincentro


#ioabitoincentro è il frutto di una indagine fotografica sul territorio del rhodense commissionata da #OLTREIPERIMETRI, innescata da HABITAT PROJECT e prodotta assieme ad un gruppo di “cittadini-fotografi” nel corso di oltre un anno e su un territorio esteso a 9 comuni limitrofi.

Nel 2017 il collettivo di fotografia indipendente Habitat, con il supporto di #Oltreiperimetri, ha organizzato e promosso sul territorio del Rhodense un concorso fotografico per temi narrativi aperto a tutta la cittadinanza. L’evento ha avuto un buon riscontro specialmente nelle fasce più giovani della popolazione che hanno saputo raccontare le molteplici sfaccettature di un territorio complesso e diversificato.
Insieme alla vincitrice e ai concorrenti menzionati si è successivamente organizzato un laboratorio partecipato per continuare un’esperienza visual-narrativa di tipo fotografico, e per meglio approfondire ciò che nel concorso era emerso in maniera embrionale.
Da qui è cominciato un percorso collaborativo che ha visto impegnate sul campo nove persone per sei mesi, in una battuta di caccia senza precedenti nell’intento di cogliere le essenze nascoste di un territorio che per la sua vastità e complessità è difficile da comprendere e rendere attraverso un semplice e superficiale colpo d’occhio.
Il gruppo di lavoro, anche grazie al prezioso supporto sul campo de La Cordata, ha prodotto un corpus di oltre 700 immagini fotografiche da cui Habitat Project ha estrapolato circa 70 immagini accompagnate da alcuni contributi audiovisivi, che saranno presentati in mostra a Palazzo Granaio.

#ioabitoincentro è un progetto con fotografie di
Sabrina De Cillis
Miralem Dedic
Laura Pelliciari
Giuliana Spadaro
Habitat Project

 


Dal Cotonificio Muggiani all’Italiana Hotel

A Rho, nel Rhodense in generale, il significato di “post-industriale” è letterale. Il territorio è costellato da fabbriche convertite ed archeologie industriali.
Fra di esse spicca L’Italiana Hotel Milano Rho Fiera, realizzato nell’edificio dell’ex-cotonificio Muggiani costruito nel 1904.

Una foto d’epoca dell’opificio nella hall dell’Hotel Italiana

Assorbito nel 1910 dalla Unione Manifatture, il cotonificio Muggiani è stato chiuso nel 1963 per rimanere abbandonato fino agli anni 90.
In seguito ad un primo restauro dal 1997 al 2000, i piani inferiori vengono convertiti in un supermarket. Il secondo restauro nel 12007 ha preceduto l’apertura dell’Italiana Hotel nei due piani superiori.

Un rilievo fotografico precedente al restauro conservato nell’archivio privato di Piero Airaghi a Rho

Qui una volta era tutta industria

L’archivio di Piero Airaghi conserva anche una serie di fotografie degli operai delle principali fabbriche del territorio dal salumificio Citterio, al setificio Chatillon, al sacchettificio Goglio.

 


Dalla Raffineria alla Fiera di Fuksas

Fra di esse è importante notare la foto dei quadri dirigenti della raffineria presso cui lo stesso Airaghi era impiegato.
La raffineria Condor fu costruita dal 1951 al 1953, grazie agli aiuti del piano Marshall, ed è stata attiva sotto il controllo prima di Shell e poi di Agip fino agli anni ‘90.

Al suo posto nel 2004 è stato inaugurato il Polo Fieramilano Rho/Pero progettato dall’architetto Massimiliano Fuksas.

Alcuni campioni dei prodotti della raffineria conservati da Piero Airaghi nel suo archivio.
Piero Airaghi nel suo studio e archivio.


Dalla Chimica Bianchi alla Agenzia delle Entrate

Gli operai della Chimica Bianchi di fronte all’edificio della amministrazione.

La Chimica Bianchi, avviata nel 1907 è stata demolita di recente lasciando posto al quartiere artiginale rhodense.
L’edificio principale è stato restaurato ed è oggi sede della sezione territoriale della Agenzia delle Entrate.


Una funzionaria della Agnezia delle Entrate, sezione territoriale di Rho, presso l’edificio della ex Chimica Bianchi.
Una foto d’epoca all’interno di uno degli uffici dell’Agenzia delle Entrate.

Post-consumismo. Humana


Addetta allo smistamento e scelta abiti usati. HUMANA People to people Onlus, Pregnana Milanese.

La tradizione tessile del Rhodense lascia la sua eredità a Pregnana Milanese, dove si trova lo stabilimento di logisitica e smistamento dell’Humana, una azienda impegnata nel riutilizzo e la distribuzione di indumenti usati. I profitti vengono poi investiti in progetti sociali di sviluppo nel paesi del terzo mondo.

Pressa per lo stoccaggio di abiti usati. HUMANA People to people Onlus, Pregnana Milanese.
Smistamento abiti usati. HUMANA People to people Onlus, Pregnana Milanese.
Abiti usati. HUMANA People to people Onlus, Pregnana Milanese.
Stoccaggio di abiti usati.HUMANA People to people Onlus, Pregnana Milanese

Resistenze pesanti. La Modelleria Borroni

La Modelleria Borroni

Un modellino per bambini della MV Augusta. Il proprietario dell’azienda Mirko Borroni ha regalato al suo bambino un modellino della MV Augusta (con motore a scoppio) un mito del passato, lo stesso passato industriale che la modelleria evoca.

Il quartiere operaio della Chimica Bianchi

Il quartiere operaio costruito per i dipendenti della Chimica Bianchi ospita ancora alcune famiglie di ex operai. Nei loro archivi privati una moto è simbolo di benessere, mentre si formano i nuclei familiari che tutt’ora abitano le case sorte all’ombra dello stabilimento industriale in cui tutta la famiglia era impiegata.


Dall’Alfa Romeo al centro commerciale.

L’area parcheggio dell’ex Alfa Romeo di Arese, ora adibita a parcheggio del centro commerciale Il Centro.

Lo stabilimento dell’Alfa Romeo di Arese, attivo dal 1963 al 2005, ricopriva un’area a cavallo fra i comuni di Rho, Lainate e Garbagnate Milanese e nel momento di massima attività all’inizio degli anni ‘80 impiegava 19.000 persone.

In seguito a un progetto di recupero della intera area, al posto dello stabilimento Alfa Romeo è stato inaugurato nel 2016 il centro Commerciale “Il Centro” che vanta il record di shopping mall più grande d’Italia.

-Videologs realizzati da utenti del centro commerciale Il Centro, editati insieme ad alcuni filmati d’epoca della preesistente fabbrica dell’Alfa Romeo.

Motociclisti amatoriali si allenano nel parcheggio del vecchio stabilimento dell’Alfa Romeo di Arese, in seguito utilizzato come parcheggio dislocato di Expo 2015 e oggi come parcheggio supplementare del centro commerciale “Il Centro”


Sui bordi del Maelstrom

La turbina Milano, fagocita tutto, ingloba qualsiasi cosa all’interno delle sue vaste e potenti ramificazioni. Tutto è Milano e tutta la toponomastica metropolitana è riconducibile in fondo al Maelstrom milanese. Se non abiti nei confini della città, ma in una prossimità qualunque, sarai comunque costretto, se qualcuno ti chiede dove risiedi, a rispondere : “ Abito a Milano !!! “ o al massimo “ In provincia di Milano”. Poi se alcuni più curiosi del solito ti chiederanno di essere più preciso risponderai con il nome esatto del paese in cui risiedi, immaginando già, a tuo malincuore, che l’interlocutore non sappia minimamente dove si collochi tale sito.

L’idea dietro agli scatti di Habitat e al concorso fotografico #ioabitoincentro, risiede proprio nella volontà di scardinare una logica “ Milano centrica “ in favore di un ribilanciamento delle galassie urbanizzate che a tutti gli effetti sono parti integranti e contribuiscono attivamente alla crescita regionale del grande sistema urbano lombardo. Gli scatti, la costruzione delle storie, la curiosità di indagare luoghi e condizioni di apparente normalità e di percepita distanza, vorrebbero ridare il senso e la parola alle comunità che popolano il rhodense, che per scelta vivono il territorio quotidianamente sentendosi parte di qualcosa che si alimenta di rapporti e occasioni.

Il senso di appartenenza, la consapevolezza di essere qualcosa di diverso dalla metropoli, anche per costruzione e forma urbis, vengono espressi nelle più svariate forme, dallo svago nelle campagne, piuttosto che nelle gare di moto nei centri commerciali, i sistemi di coltivazione, piuttosto che le solitudini dei manufatti industriali. Già, questo territorio oggi è qualcosa di molto diverso rispetto ad un secolo fa, la deinstrualizzazione, il sorgere dei grandi complessi del consumo individuale, le placche cementizie dal futuro incerto di una Expo passata, l’abbondanza delle infrastrutture cesoie e di tutta una serie di altre questioni vorrebbero questo paesaggio come un banale frutto di depositi passati e casuali, ma in realtà non è così.

Di conseguenza, la volontà di indagarlo nel suo intimo, nella struttura delle acque, nella natura o meglio nella sua wilderness, tra infrastruttura e tessuti urbani, tra voci delle persone e memoria collettiva, allo scopo di far riemergere una nuova identità, una nuova immagine di questi luoghi “so far so close” per incominciare nuovamente, attraverso lenti fresche, a riflettere sul presente per immaginarsi nuovi futuri, costruiti attorno alle comunità che di fatto disegnano i paesaggi culturali,i territori nelle loro geografie dell’abitare. Insomma una possibilità per aumentare un livello di consapevolezza sociale utile nel creare e rafforzare sempre di più comunità resilienti e propositive.


Fuggire o restare

Una narrativa molto diffusa nel territorio, come in tutta una certa provincia Italiana, è quella dell’altalena emotiva fra il partire, abbandonando il proprio territorio in cerca di fortuna e stimoli, e il restare a casa, spesso in una condizione di attesa, facilitata dalla rete di relazioni familiari e comunitarie locali.


Lorenzo, 1991. Ha vissuto 10 mesi in Spagna, 7 a Valencia e 3 a Barcellona. Ora è tornato a vivere a Rho dove studia fisarmonica professionalmente. Si sta per trasferire in Francia per studiare sassofono.
Federico, 1992. Si è da poco trasferito a Milano dopo aver vissuto sempre a Rho. Viaggia spesso a Parigi per lavoro ma sogna di trasferirsi in Giappone dove viaggia 2 volte all’anno.
Giorgia 1997, studia scienze dell’educazione e della formazione a Milano, sogna di andare in Argentina, vive a Pero.Simone, 1993, sta finendo la laurea magistrale in ingegneria meccanica in lingua inglese, ha sempre vissuto a Milano e andrebbe a vivere all’estero solo se si presentasse una buona occasione.


L’Oasi WWF di Vanzago

Può un ex riserva di caccia privata riconvertire se stessa a luogo di cura per animali selvatici feriti? Se il cacciatore si ravvede e dona l’intera area al wwf la risposta è si. Qui gli ambienti sono custoditi per evitare che gli animali selvatici si abituino al contatto con l’uomo, e possano tornare in libertà una volta guariti.

Una delle voliere dell’oasi del WWF di Vanzago. La fauna selvatica viene qui ricoverata temporaneamente in attesa delle condizioni adatte perchè gli esemplari possano tornare in libertà.
Valerio, 1983. Dopo aver vissuto 2 anni in Australia e diversi mesi tra Inghilterra e Spagna è tornato nel rhodense come custode dell’Oasi di Vanzago fino al 2017. Oggi lavora per un’azienda di Cornaredo che organizza eventi sportivi in giro per l’Italia.

Un’aquila reale ferita, ospite del centro WWF di Vanzago.

Lo spazio intermedio

Il territorio costellato di spazi residuali della progettazione urbana. Sfuggiti alla cementificazione ma privi comunque di identità agricola, fungono da distanziale fra l’abitato, la campagna e le aree ex-industriali abbandonate. E rimangono aree dal ruolo incerto, diventando spesso il posto ideale per portare a spasso il cane.


Paradisi artificiali

Nei casi fortunati queste aree diventano obiettivo di operazioni di rivalutazione tramite la trasformazione in parco urbano, a volte nell’ambito di progetti di compensazione ambientale o urbanistica.
Ma anche in quei casi la popolazione non li riconosce facilmente come spazi pubblici, addirittura neanche come spazi veri, prolungando il loro status di residualità.

Nascono così dei veri e propri “paradisi artificiali”, frutto di terraforming e trasformazione di un territorio completamente antropizzato.

Mirko, giardiniere impiegato nella manutenzione di un parco cittadino a Rho.

 

Eugenio, allenatore di atletica leggera di Rho, viene a rinfrescarsi dopo aver fatto jogging nella chiusa del canale Villoresi, Lainate.


Resistenze agricole

L’agricoltura tranne che in rari casi ha perso la dimensione produttiva di un tempo per diventare contenitore di altri significanti. I questa ottica si spiegano meglio fenomeni come gli orti urbani abusivi che soddisfano, ben oltre il fabbisogno alimentare, quello sociale di avere un luogo appartato e autenticamente proprio.

La casa mobile di un pastore.
Il territorio del Rhodense è ancora usato da alcuni pastori nel ciclo di transumanza. Gli animali, portati da queste parti in autunno, saranno riportati nei pascoli d’altura in primavera.


Nuove topografie

Certo il Rhodense non è sfuggito al fenomeno globale di ridefinizione delle topografie in chiave produttiva. Gli impianti di logistica, le rotonde nelle zone commerciali, i quartieri ad alta residenzialità costruiscono gran parte del paesaggio rhodense.